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Scandalo dei semafori: la Cassazione fa il punto

Sta al trasgressore dimostrare eventuali malfunzionamenti o manomissioni degli autovelox

Nel decennio scorso sono stati molti i casi in cui gli automobilisti hanno denunciato il fatto di essere stati multati per trasgressioni non realmente avvenute in corrispondenza di semafori ed autovelox a controllo degli stessi.

In particolare, i reati contestati ai dispositivi di controllo automatici (autovelox) erano di due tipi:

· manomissione della durata del giallo ai semafori;

· posizionamento degli autovelox in posizioni dubbie che portavano l'automobilista a risultare trasgressore nonostante fossero passati regolarmente.

La Cassazione sembra però aver messo la parola fine a questa lunga diatriba stabilendo che tutti i casi sorti nel decennio scorso soprattutto nel varesotto ed in provincia di Milano non sono punibili in capo alle società di controllo.

La Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito che è compito del trasgressore dimostrare eventuali malfunzionamenti o manomissione dei dispositivi. Senza questi, quindi, l'automobilista dovrà pagare la multa oggetto del contendere. In particolare, la Sentenza 11574/2017 depositata l'11 maggio scorso che riguardava un Comune del biellese ha stabilito che deve essere l'automobilista a smentire le prove fotografiche ed il verbale di collaudo stilato in fase di installazione del dispositivo di controllo.

Fatto il punto, dunque, di quella stagione nella quale sembrava che ogni semaforo ed ogni autovelox fosse manomesso, restano in piedi solamente – e solo in alcuni casi – le accuse per le irregolarità degli appalti di fornitura e gestione degli apparecchi stessi.

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