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Pignoramento prima casa: come funziona?

Il pignoramento della prima casa può essere fatto?  In genere sì, se il creditore è un privato. Ci sono però dei limiti legati all’opportunità o meno di agire in tal senso. Vediamo quindi di analizzare in quali casi viene fatto solitamente e qual’é la procedura.

In un periodo storico difficile come quello che stiamo vivendo, sono sempre più numerosi i soggetti che non riescono a far fronte a tutte le scadenza dei pagamenti, o non hanno la possibilità di saldare debiti contratti con terzi. 

In situazioni di questo tipo i creditori hanno la possibilità di agire legalmente per fare valere i propri interessi. In modo particolare la pratica più diffusa è quella di richiedere un decreto ingiuntivo al giudice, per intimare il pagamento.

In sostanza viene notificato un atto al debitore, attraverso il quale si indicano le conseguenze in caso di mancato pagamento entro la data indicata, ovvero una esecuzione forzata, che corrisponde al pignoramento della prima casa, o di altri beni immobili o mobili.

Vediamo, perciò, di cosa di tratta esattamente.

Pignoramento prima casa: è possibile?

Il pignoramento è uno strumento giuridico adottato per espropriare dei beni a un soggetto, che non ha provveduto a saldare i propri debiti nei confronti di un altro. In altre parole, dato che non ha la possibilità di pagare, vengono utilizzati beni di suo possesso per ricavarne il valore necessario a coprire il credito.

Nell’art. 491 del codice di procedura civile possiamo leggere, infatti

l'espropriazione forzata si inizia col pignoramento

Quando si avvia tale procedura, il proprietario non ha più la facoltà di disfarsi dei beni in oggetto, dato che devono essere messi all’asta, quindi venduti per ricavare la cifra da consegnare direttamente al creditore.

Va sottolineato, comunque, che si tratta di una soluzione drastica del problema, ma prima di arrivare a tal punto solitamente è possibile trovare degli accordi pacifici con la controparte. Soltanto se avviene una totale mancanza di collaborazione, si arriva all’esecuzione forzata, quindi, anche al pignoramento della prima casa, come vedremo a breve.

Esistono, comunque, varie tipologie di esecuzione forzata in base al bene in oggetto:

  • mobiliare: mobili, elettrodomestici, computer, tv, auto, moto. In questo caso non sono necessari altri avvertimenti dopo la notifica dell’atto di precetto, ovvero una specie di ultimatum, per effettuare il pagamento entro 10 giorni. In seguito l’ufficiale giudiziario si reca presso l’indirizzo del soggetto per mettere sotto custodia i beni che dovranno essere venduti all’asta.
  • immobiliare: ad esempio il pignoramento della prima casa
  • presso terzi: ovvero i crediti che l’inadempiente vanta nei confronti del datore di lavoro (stipendio), o inps (pensione).

Pignoramento prima casa: è possibile?

Dopo avere capito in quali casi può essere pignorato un bene, vediamo ora cosa succede se l’immobile in questione corrisponde alla prima casa di un individuo.

Innanzitutto va precisato che esistono delle differenze a seconda della tipologia di creditore, che può essere:

  • un privato
  • l’Agenzia Entrate Riscossione

Nel secondo caso la legge italiana ha predisposto alcune restrizioni, se si tratta invece di privati pignorare un bene è sempre possibile.

L’unico limite esistente in quest’ultima ipotesi è inerente all’opportunità, ovvero è necessario valutare il costo del procedimento, con l’effettivo importo da recuperare. In genere non conviene agire per piccole somme di denaro.

Inoltre, solo con l’Agenzia Entrate Riscossione il pignoramento della prima casa viene preceduto dall’iscrizione di una ipoteca. Nel caso di creditori privati tale opzione non è obbligatoria, anche se viene adottata lo stesso per impedire al proprietario di vendere o donare l’immobile prima dell’esecuzione forzata. 

Pignoramento prima casa: la procedura

Nel paragrafo precedente abbiamo visto che quando si tratta di creditori privati è sempre possibile il pignoramento della prima casa, se si tratta invece dell’Agenzia delle Entrate Riscossione ci sono dei limiti.

Ad ogni modo, prima di arrivare ad una esecuzione forzata, ci sono diversi step da superare. Innanzitutto la prima fase è generalmente pacifica, e le parti cercano di collaborare per trovare una soluzione. Ci sono, infatti, diversi solleciti bonari fatti anche in modo informale con telefonate o email.

Il tutto diventa più esplicito quanto il creditore decide di inviare una lettera di diffida al soggetto inadempiente, intimando di ricorrere a vie legali se non ottiene il pagamento delle cifre di cui ha diritto.

La via giudiziale è composta generalmente dal decreto ingiuntivo, o ingiunzione di pagamento richiesta al Tribunale dal creditore, per “costringere” il debitore ad adempiere al proprio obbligo entro 40 giorni. Se ciò non dovesse succedere viene notificato l’atto di precetto, che rappresenta l’ultima opportunità per sanare la situazione prima dell’esecuzione forzata.

Infine, se si tratta di pignoramento di prima casa o comunque immobiliare, viene notificato anche l’atto relativo al bene da pignorare. Va sottolineato comunque che, prima di tale momento, il debitore non potrà conoscere quali beni verranno aggrediti. 

Ad ogni modo la sentenza di condanna si prescrive in 10 anni, quindi se non viene inviato alcun sollecito, diffida o precetto il diritto del creditore cade in modo automatico dopo il decorrere di tale tempistica.

E’ possibile evitare il pignoramento facendo appello?

In molti si chiedono se, facendo appello alla sentenza sia possibile annullare il pignoramento delle prima casa, in realtà non è possibile.

L’appello non sospende, infatti, il procedimento di esecuzione forzata, almeno non in modo automatico. Per fare ciò l’avvocato civilista del soggetto deve chiedere la “sospensiva”, ovvero di bloccare l’efficacia delle sentenza emessa nel primo grado di giudizio.

Secondo il diritto italiano, ogni sentenza, seppure non definitiva, è esecutiva. Ciò significa che essa legittima il creditore ad agire immediatamente per fare valere i propri diritti.

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