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Secondo lavoro: quando è lecito?

Il secondo lavoro è consentito dalla legge solamente se in totale non si superano le 48 ore lavorative settimanali e se le due aziende non appartengono allo stesso settore e sono quindi in concorrenza tra di loro.

In un periodo storico difficile come quello che stiamo vivendo, contrassegnato da una forte crisi economica, è sempre più complesso riuscire a trovare un’occupazione adeguata, e spesso le famiglie non riescono a fare fronte alla spese che devono sostenere per vivere dignitosamente.

Il mercato del lavoro è saturo, senza contare che sono sempre più numerose le aziende che chiudono o falliscono in quanto non riescono più a coprire tutti i debiti con il fatturato.

In uno scenario di questo tipo molti individui si ritrovano ad accettare anche lavori part time, pur di avere un’entrata economica, seppur non soddisfacente. E’ facile intuire, comunque, che per riuscire ad arrivare a fine mese è necessario trovare un secondo lavoro, compatibile con il primo. Ma quali sono le regole a tal proposito? Quando è lecito lavorare per un’altra azienda e quali sono i limiti?

Secondo lavoro e monte ore settimanale

Per esigenze economiche, un lavoratore potrebbe essere costretto a trovare un secondo lavoro part time, per riuscire a far fronte a tutte le spese quotidiane.
Ma cosa è consentito dalla legge, e quando si rischia di venire licenziati?

Una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 ha stabilito che un datore di lavoro non può contestare una seconda occupazione del dipendente, soprattutto se il reddito di quest’ultimo non è sufficiente per garantire una vita dignitosa.

Ovviamente non è tutto concesso, infatti, il lavoratore può essere assunto da due aziende di settori diversi, quindi, non in diretta concorrenza tra loro, in modo tale da non recare danno a nessuna di esse.
In caso contrario ci sarebbe il costante rischio di divulgare informazioni delicate, segreti aziendali e strategie di marketing.

Ma, a parte quanto abbiamo appena sottolineato, esiste un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione. In Italia è possibile lavorare per il limite massimo di ore a settimana, ovvero 48. Si tratta di una norma introdotta per difendere il lavoratori, evitando che vengano sfruttati.

Quindi risulta evidente che non sia possibile svolgere un lavoro full time e uno part time. 

Al dipendente deve essere sempre garantito:

  • il rispetto della durata massima settimanale
  • il diritto al riposo settimanale, ovvero almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni
  • il diritto al riposo giornaliero, ovvero almeno 11 ore ogni 24 ore

Tutto ciò rimane invariato anche quando esiste un doppio lavoro, come sottolineato dal Ministero del lavoro nel 2016

nelle ipotesi di cumulo di più rapporti di lavoro a tempo parziale con più datori di lavoro, resta fermo l’obbligo del rispetto dei limiti di orario di lavoro e del diritto al riposo settimanale del lavoratore

Secondo lavoro e concorrenza

Rispettare il tetto massimo delle ore lavorative imposte dal legislatore serve per evitare che il dipendente venga sfruttato dall’azienda, e per permettere di portare avanti anche interessi privati, quindi trascorrere del tempo con gli affetti e con la famiglia.

Avere del tempo libero è di fondamentale importanza per riuscire a rendere meglio durante le ore lavorative, oltre ad essere un diritto di ogni individuo, per questo motivo la legge impedisce di sforare tale tetto.

Se il limite temporale ha l’obiettivo di tutelare il soggetto considerato più debole, cioè il lavoratore, esistono comunque delle regole poste per preservare gli interessi dell’azienda.

Un dipendente che lavora anche per altri potrebbe essere un problema. Fermo restando che una seconda prestazione non deve compromettere l’impegno e il rispetto degli orari concordati, è necessario anche non firmare contratti con realtà concorrenti.

In genere, infatti, non è consentito lavorare per realtà appartenenti allo stesso settore, per evitare di far trapelare informazioni, anche involontariamente.

Prestare delle attività alle dipendenze di due datori di lavoro che operano nello stesso ambito è quindi vietato dal codice civile. 

Ovviamente se le due realtà esprimono il loro consenso, il soggetto è legittimato ad accettare di svolgere le attività concordate, in caso contrario, invece, rischia di essere licenziato per non avere rispettato le norme in materia.

Tale divieto, comunque, è valido soltanto durante il rapporto di lavoro e finisce dopo la risoluzione del contratto. 

L’unica eccezione è data dal patto di non concorrenza, solitamente stipulato tra l’azienda e un ex dipendente a conoscenza di molti segreti, ad esempio un dirigente. In tal caso succede che l’interessato si impegna a non lavorare per i diretti concorrenti, in cambio di un indennizzo per alcuni anni.

Secondo lavoro e l’obbligo di riservatezza

Fino ad ora abbiamo visto che un soggetto può legittimamente svolgere due lavori part time a patto che non siano in concorrenza tra loro, e che non venga superato il tetto massimo di ore settimanali, cioè 48.

Ma, manca ancora qualcosa. L’interessato, infatti, nel momento in cui accetta un secondo lavoro, deve rispettare la riservatezza delle due aziende. In realtà si tratta di un dovere di tutti i dipendenti, ma è utile sottolinearlo in questo caso, visto che è più probabile far trapelare notizie frequentando ambienti diversi.

A volte, può venire spontaneo raccontare ciò che avviene in un altro contesto, ma bisogna fare molta attenzione a non diffondere all’esterno notizie che possono costituire un pregiudizio per l’azienda.

La violazione dell’obbligo alla riservatezza, costituisce un reato, come sottolinea l’art. 622 del codice penale:

Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro

Secondo lavoro per i dipendenti pubblici

Tutto ciò che abbiamo visto nei paragrafi precedenti non si adatta ai dipendenti pubblici, dato che il loro rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione deve essere esclusivo.

Non è possibile:

  • svolgere altri incarichi presso aziende private o società con scopo di lucro
  • svolgere attività industriali e commerciali
  • svolgere incarichi diversi da quelli assegnati dalla P.A.

E’ necessaria una specifica autorizzazione per potere svolgere un secondo lavoro a patto che non sia illecito, non comporti un conflitto di interessi e non comprometta l’impegno nella prima occupazione.

Alcune categorie, tuttavia, non devono chiedere alcuna autorizzazione, ad esempio:

  • insegnanti
  • personale sanitario
  • docenti universitari

Quando si rischia il licenziamento?

Nelle righe precedenti abbiamo elencato tutto ciò che dice la legge per potere svolgere un secondo lavoro in modo lecito e regolare. Ma cosa avviene se non vengono rispettati i limiti che abbiamo descritto?

Si tratta di comportamenti considerati piuttosto gravi, dato che possono compromettere la reputazione aziendale ma anche alcune strategie di marketing se vengono diffusi segreti e tattiche. Tutto ciò potrebbe determinare gravi danni all’azienda, per questo la conseguenza può essere un licenziamento per giusta causa, ovvero in tronco e senza preavviso.

DIRITTO DEL LAVORO SECONDO LAVORO LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA
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