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Beni durevoli: cosa sono?

Un bene viene definito in economia come un oggetto disponibile in quantità ridotte atto a soddisfare i bisogni delle persone.
Spesso al telegiornale si sente discutere in merito all’andamento dell’inflazione o vengono citati dati sulla produzione industriale delle varie tipologie di beni economici esistenti.


Vista la vastità dell’argomento, possono essere suddivisi in diverse sottocategorie e in base a diversi parametri. Oggi andremo a parlare dei beni durevoli.

Per comprendere cosa sono è necessario avere un’idea generale di quante tipologie ne esistano.
Un bene può essere distinto in base a determinati parametri:

  • Se è presente o meno un requisito di materialità, si parlerà di beni materiali (come, per esempio, un computer o un telefono) o immateriali (come per esempio una licenza, un software o un brevetto).
  • Se presentano o meno facilità di spostamento, possono essere mobili o immobili.
  • In base alla loro utilità finale possono essere di consumo o strumentali.
    All’interno della categoria degli strumentali è possibile operare un’ulteriore divisione tra i beni a capitale fisso, ovvero soggetti a più processi produttivi (si pensi ad esempio a macchinari, magazzini, veicoli, ecc.) e a capitale circolante, ovvero composti da un solo processo produttivo (semilavorati, materie prime, carburante, ecc.).
  • In base alla disponibilità nel tempo possono essere presenti o futuri.
  • Se soddisfano bisogni di tipo individuale o collettivo possono essere individuali o collettivi.
  • In base al modo in cui soddisfano una determinata necessità possono essere durevoli o non durevoli (spiegheremo più sotto di cosa si tratta).

Inoltre, i beni possono avere reciproci rapporti fra di loro, e quindi essere complementari (pensiamo ad esempio alla benzina, utilizzata principalmente in modo complementare all’automobile) o succedanei. Questi ultimi vengono spesso definiti sostituti e i soggetti economici (ovvero coloro che ne beneficiano) possono utilizzarli alternativamente per soddisfare lo stesso bisogno, trattandosi di oggetti che seppur con caratteristiche diverse, possono appagare le stesse necessità.


Breve storia

Nella seconda metà degli anni ‘20 si assiste a un drastico aumento della produzione dei beni di consumo durevoli, soprattutto negli Stati Uniti d’America.
Vengono vendute automobili, frigoriferi, radio ed altri elettrodomestici e molti consumatori, per far fronte ai nuovi acquisti, si avvalgono dei nuovi metodi di pagamento a rate o tramite prestiti.
La natura stessa dei beni di consumo durevoli però non va di pari passo con la notevole crescita economica, proprio per via del fatto che si tratta di oggetti che nessuno sostituisce dopo poco tempo, ma anzi, tende a tenere il più a lungo possibile. Il mercato dei beni durevoli risulta essere molto dinamico all’inizio, salvo poi rallentare una volta che la domanda è stata ampiamente soddisfatta. Ed è anche per questo l’eccessiva produzione di prodotti di questo tipo portò alla crisi del 1929.



Beni durevoli: cosa sono

Analizzando il nome in sé, si può dunque comprendere che stiamo parlando di averi la cui durata è molto lunga e destinata ad andare avanti negli anni, come una casa, un’auto, un elettrodomestico, un macchinario, ecc. Possono quindi soddisfare l’utente più volte e per regola generale si possono definire tali quelli che superano i tre anni. Sono nello specifico tutti quegli averi che solitamente non cambiamo spesso, che possiamo riparare, gestire o eventualmente sostituire in alcune delle loro parti.
Al contrario, i beni non durevoli sono oggetti che esauriscono la loro utilità con l’utilizzo stesso, come per esempio gli alimenti o le materie prime.
I beni durevoli si configurano nella categoria degli acquisti a lungo termine, significa quindi che chi li produce e li distribuisce ha nel suo interesse l’allargamento dei suoi consumatori. Un maggior numero di persone che acquistano un bene durevole equivale a un maggior profitto. Diverso è il discorso per un bene non durevole, destinato dunque a terminare la sua utilità con l’utilizzo stesso; in questo caso si punta alla fidelizzazione del cliente, che potrà così acquistare lo stesso prodotto dallo stesso produttore ogni volta che ne avrà necessità.
Ricapitolando, cosa si intende per bene durevole? Facendo alcuni esempi nel concreto, un’automobile è un chiaro bene durevole, poiché il suo utilizzo è continuo nel tempo e non è un oggetto destinato ad essere cambiato nel giro di poco tempo. Anche i vestiti e gli abiti rientrano in questa categoria. Insieme ai beni durevoli materiali sono presenti anche i beni durevoli immateriali. Questi, nello specifico, sono proprietà come un brevetto, un diritto d’autore, ma anche un software o una licenza. Non li vediamo spesso ma li utilizziamo quotidianamente e ovviamente speriamo che durino molto più di tre anni.

I beni durevoli e l'obsolescenza programmata

Ad oggi, e in particolar modo nel settore tecnologico, si assiste a un fenomeno messo in atto dalle grandi aziende per far fronte alla continua produzione di beni durevoli. Stiamo parlando dell’obsolescenza programmata. Per usare le parole di Serge Latouche, “n dall’inizio il prodotto viene concepito per avere una durata limitata”.

La messa in atto di questo procedimento (che come ricordiamo prevede la programmazione del ciclo vitale di un prodotto prima che questo possa generare malfunzionamenti o ancor peggio smettere di funzionare) la si può osservare fin dai primi anni venti del novecento, quando già i primi produttori di lampadine limitavano a mille ore la durata del prodotto, quando questo poteva durare più del doppio.
Al giorno d’oggi, in Italia questa pratica è regolamenta e limitata dal DDL n.65 in materia di obsolescenza programmata che interviene direttamente sul Codice del consumo del 2005 e ha come obiettivo quello di impedire al produttore “di mettere in atto tecniche di costruzione o di materiali aventi l’effetto di rendere impossibile, difficoltosa o eccessivamente onerosa la riparazione del bene o la sostituzione dei suoi componenti; e di impiegare tecniche di costruzione o di materiali aventi l’effetto, qualora si debba sostituire un singolo componente, di rendere necessaria la sostituzione di più componenti”. Sempre lo stesso DDL esige dal produttore “la fornitura di parti di ricambio durante un periodo minimo di cinque anni a partire dal momento della cessazione della fabbricazione del bene”. Posto anche un limite al costo delle parti di ricambio: "le parti di ricambio e i componenti esauribili dei beni di consumo devono avere un costo congruo e proporzionato al valore dei medesimi".

Sono in questo caso previste pene pecuniarie sanzione.


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