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Procuratore sportivo: di che cosa si occupa?

Si sente spesso parlare, soprattutto nel mondo calcistico, di procuratore sportivo, ma chi è e cosa fa esattamente questa figura professionale? Vediamolo nel dettaglio.

Un procuratore sportivo è un professionista che cura gli aspetti legali, commerciali e sportivi degli atleti, facendogli ottenere ingaggi, quanto più vantaggiosi, a fronte di una percentuale sugli accordi stipulati. La professione è regolamentata dalla Legge attraverso il D.P.C.M. del 23 marzo 2018 recante la disciplina del Registro Nazionale degli Agenti Sportivi, in attuazione di quanto previsto dall’art. 1 comma 373 della Legge di Bilancio 2018. 

Con la regolamentazione derivante dall'istituzione del Registro Ufficiale degli Agenti si delineano con chiarezza le mansioni del procuratore sportivo, che in quanto curatore dei rapporti tra due o più soggetti, ha come scopo:

  • Il tesseramento presso una federazione sportiva professionistica dell'atleta;
  • La conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica;
  • La conclusione, risoluzione o rinnovo di un contratto di prestazione sportiva professionistica;

Il procuratore sportivo, letteralmente "procura" un contratto di assunzione agli atleti che segue (compravendita), occupandosi talvolta anche di svolgere altre mansioni aggiuntive, come: curare i diritti d'immagine dello sportivo, le pratiche fiscali, le pubbliche relazioni e così via...questo dipende sia dalle prestazioni che offre il procuratore, sia dalle richieste che avanzano gli atleti seguiti.

Questo professionista, in quanto tale, non s'improvvisa, anzi, deve dimostrare di essere preparato su molti fronti; primo fra tutti deve necessariamente conoscere i regolamenti che vigono nelle società sportive, sia a livello nazionale che internazionale e deve possedere una certa familiarità con il Diritto ed esperienza nella redazione di contratti.

Come si può diventare procuratore sportivo?

Facciamo l'esempio di un professionista che voglia intraprendere questa professione e operare nel mondo calcistico, "procuratore è chi procuratore fa" affermava Vujadin Boškov, compianto giocatore serbo, ma non è proprio così, vediamo perchè.

Alla luce della preparazione necessaria che deve possedere un agente sportivo, questi dovrà innanzitutto possedere una formazione in ambito giuridico e/o economico e successivamente potrà sottoporsi al test indetto dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) per poi superare la prova di abilitazione che viene indetta con un bando dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Un'altro percorso accademico può essere quello relativo alle Scienze delle Attività Motorie e Sportive, ma non esonera dalla preparazione in ambito giuridico e/o economico che è fondamentale. 

Non esistono dei veri e propri corsi indetti dalla FIGC, ma è possibile seguire dei corsi o dei master post lauream per comprendere quantomeno come funzioni realmente questa professione e prepararsi per il superamento del test del CONI, divenuto obbligatorio dal 2019 per tutti coloro che vorranno essere formalmente abilitati alla professione. 

Suddetto test, da svolgere presso la sede del CONI, prevede una prova scritta, che consta di una verifica di 30 quesiti a risposta multipla e una prova orale; le materie oggetto di esamina sono: diritto amministrativo, diritto privato e diritto dello sport.

Chi può diventare procuratore sportivo?

Sicuramente i candidati dovranno possedere le seguenti caratteristiche:

  • ​Una forte passione per lo sport, il calcio in questo caso specifico;
  • Conoscenza approfondita dei regolamenti delle varie società e federazioni sportive;
  • Conoscenza dei rapporti che intercorrono tra i club;

e inoltre, formalmente dovranno:

  • ​Possedere la cittadinanza italiana o di altri paesi dell'Unione Europea;
  • Essere in possesso dei diritti civili e politici;
  • Non aver riportato condanne per reati dolosi negli ultimi 5 anni;
  • Aver conseguito quantomeno il diploma di scuola di secondo grado, ancor meglio la Laurea;
  • Non essere giocatori, coach o dirigenti di squadre sportive (o comunque non essere tesserati dal CONI);

Una volta in possesso di suddetti requisiti, e aver passato con successo il test del CONI, per rendere  effettiva l'abilitazione bisognerà richiedere l'iscrizione al Registro dei Procuratori Sportivi (che prevede una tassa annua di 250€); dopodichè, il CONI provvederà a rilasciare il tesserino identificativo che comprende le discipline di competenza del neo agente. Inoltre, gli agenti dovranno frequentare ogni anno dei corsi di aggiornamento professionale, pena l'esclusione dal Registro.

Detto ciò, non rimane che buttarsi nel mercato e cercare di ottenere il mandato da parte di una società.

Un avvocato può esercitare la professione di procuratore sportivo?

La risposta è si, visto che un avvocato possiede già la formazione accademica necessaria e pertanto non deve nemmeno sostenere l'esame del Comitato Olimpico. Inoltre, l'avvocato è un libero professionista e può esercitare la propria professione anche al di fuori delle aule di tribunale, stipulando accordi per la risoluzione di controversie nelle quali siano coinvolti i suoi assistiti.

L'unico neo è rappresentato dal compenso, in quanto, un procuratore guadagna di più quanto più alto è l'ingaggio che procura al proprio assistito, ma nel caso di un Legale questo potrebbe scontrarsi con il "divieto di patto quota lite" (secondo cui il comma 4 afferma che sono: "vietati i patti con i quali l'avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa"), quindi bisogna prestare attenzione alle circostanze e alle modalità.

Fonti normative:

Decreto 23 Marzo 2018 


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