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Appropriazione indebita: cos’è e come viene punita?

L’appropriazione indebita è un reato disciplinato dall’art. 646 del codice penale. Si verifica quando un soggetto non restituisce un bene mobile al legittimo proprietario, per ottenere un beneficio per sé o per altri. Vediamo quali sono le caratteristiche.

Non restituire un bene al proprietario è considerato un comportamento illecito, quindi punibile secondo la legge. Ad ogni modo è bene precisare che c’è una precisa differenza tra rubare o appropriarsi indebitamente di qualcosa.

Chi sottrae un bene ad altri, come ad esempio del denaro, e se ne impossessa in modo violento commette un reato di diverso tipo, ovvero un furto o una rapina. Si parla di appropriazione indebita, invece, quando il soggetto è già in possesso dell’oggetto in questione, e decide di tenerlo per sé per avere dei vantaggi.
Risulta evidente, quindi, la minore offensività di tale condotta criminosa.

Nelle prossime righe descriveremo nel dettaglio quali sono le caratteristiche e le punizioni previste per atteggiamenti illeciti di questo tipo.

Cos’è l’appropriazione indebita?

Il reato di appropriazione indebita viene descritto dall’art. 646 del codice penale, come segue:

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro mille a euro tremila.
Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.

E’ prevista, quindi, una pena alla reclusione da due a 5 anni e una multa da 1000 a 3000 euro, ma ci possono essere delle aggravanti. Il reato può essere prescritto dopo un periodo di tempo determinato dalla legge. In caso di condanna, l'autore del reato è tenuto al pagamento della responsabilità civile e al risarcimento del danno causato. Inoltre, può essere disposta la confisca dei beni oggetto del reato.
Si tratta di un reato patrimoniale, dato che l’oggetto è rappresentato dal patrimonio (denaro) della vittima, ovvero l’autore ha l’obiettivo di arricchirsi sulle spalle della persona offesa.
Chiunque può commettere tale azione, non è necessario avere una qualifica particolare.


Bisogna, comunque, precisare che:

  • può commettere tale reato soltanto chi è già in possesso del bene mobile, diversamente da quanto accade con il furto. Una parte della giurisprudenza, infatti, lo considera come un reato proprio, dato che è necessario trovarsi una particolare posizione giuridica
  • se il soggetto in questione è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, si tratta di peculato, ovvero un comportamento più grave, in considerazione del ruolo ricoperto dal colpevole

Reato di appropriazione indebita: caratteristiche

L’appropriazione indebita viene punita penalmente se ci sono determinate caratteristiche che lo distinguono da altri reati contro il patrimonio. In primo luogo, l'elemento costitutivo del reato è l'interversio possessionis, ovvero il passaggio della detenzione della cosa dalla persona che l'ha consegnata a quella che se ne è appropriata. In secondo luogo, è necessario che l'autore del reato abbia avuto l'animus rem sibi habendi, ovvero l'intenzione di appropriarsi della cosa. Infine, il reato richiede la presenza di dolo specifico, ovvero la consapevolezza dell'illegittimità del proprio comportamento.

Innanzitutto, come abbiamo già accennato non si deve sottrarre qualcosa alla vittima, ma chi possiede in modo lecito una cosa, deve decidere di non restituirla, per ottenere un guadagno per se stesso o per altri. C’è quindi una vicinanza tra l’autore del crimine e l’oggetto.

Si tratta, perciò di un comportamento abbastanza semplice, meno articolato di un furto dato che non si deve prendere il possesso di nulla.

Nel reato di appropriazione indebita, dunque, si è già in possesso della cosa: non occorre sottrarla, ma solamente prolungare il possesso contro la volontà del legittimo proprietario.

Appropriarsi di qualcosa, ad ogni modo, ha diversi significati, nel senso che l’illecito può compiersi in diversi modi, ad esempio:

  • mancata restituzione del bene
  • consumazione
  • distruzione
  • deterioramento
  • cessione a terzi

Ci deve, comunque, essere sempre la volontà di agire in modo non corretto, per un tornaconto personale. In altre parole ci deve essere sempre la presenza del dolo, ovvero la piena consapevolezza di appropriarsi di un oggetto altrui, per ottenere un profitto ingiusto.

L’oggetto può essere soltanto un bene mobile, quindi si devono escludere tutti gli immobili, cioè abitazioni e terreni, ma anche quelli materiali come l’energia elettrica, visto che è possibile impossessarsi soltanto di cose fisiche.

Per questo la giurisprudenza nega l’appropriabilità di beni immateriali, come ad esempio le quote di una società, salvo che si tratti degli oggetti corporei nei quali essi sono contenuti: come la documentazione industriale e commerciale, avente rilevanza economica, rappresentativa di un’idea immateriale.

Condizione di procedibilità

La condotta illecita che stiamo descrivendo in questo articolo non desta particolare allarme sociale, tanto che il legislatore ha previsto che sia possibile procedere soltanto a querela di parte. Ciò significa che solamente la vittima può fare partire il procedimento penale utile per punire il colpevole.

La persona lesa deve quindi recarsi presso le autorità competenti per esporre i fatti con la precisa volontà di attivare la macchina della giustizia.

Si tratta di una condizione di procedibilità, nel senso che, non si può agire senza che la vittima desideri fare valere i propri diritti.

Posto che, nel reato di appropriazione indebita, legittimato a sporgere la querela è senza ombra di dubbio il proprietario della cosa mobile o del bene, secondo la giurisprudenza tale diritto spetterebbe anche al soggetto, diverso dal proprietario, che, detenendo legittimamente ed autonomamente la cosa, ne abbia fatto consegna a colui che se ne sia appropriato illegittimamente.

In ambito societario, la legittimazione alla proposizione della querela per il reato posto in essere dal legale rappresentante ai danni della società da lui amministrata spetta al singolo socio.

Appropriazione indebita o furto?

L’appropriazione indebita viene spesso confusa con il furto, dato che entrambi riguardano il patrimonio e il desiderio di appropriarsi di cose non proprie.

Tuttavia è importante conoscere le differenze tra le due situazioni. In particolare il furto viene descritto dall’art. 624 del codice penale, come segue:

Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da centocinquantaquattro euro a cinquecentosedici euro [625, 626, 649].
Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l'energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico [c.c. 814; c. nav. 1148].
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, n. 7 e 625

Nell’ipotesi di furto l’oggetto è nelle mani del proprietario, e il soggetto desidera sottrarlo, per ottenere un profitto. 

Appropriazione indebita o peculato?

L’appropriazione indebita è in realtà molto più simile a quello di peculato, visto che in entrambi i casi ci si appropria di qualcosa di cui si ha già la disponibilità.

La differenza tra le due ipotesi criminose sta nella qualifica giuridica assunta da chi delinque: nel peculato, l’autore del crimine è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio il quale, proprio grazie alla propria veste, ha la disponibilità delle cose di cui si appropria indebitamente.

L’art. 314 del codice penale, sottolinea infatti che:

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni e sei mesi.
Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita

DIRITTO PENALE APPROPRIAZIONE INDEBITA PECULATO FURTO
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