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Interdizione: cos’è e come funziona?

L’interdizione può essere giudiziale o legale. Si tratta di due concetti differenti. Nel primo caso vengono protetti gli interessi di soggetti incapaci, nel secondo invece si tratta di pene accessorie in seguito a una condanna penale.

Accade spesso che, nel gergo comune vengano utilizzati quasi come sinonimi termini che hanno invece significati ben distinti. Una situazione di questo tipo si verifica per quanto riguarda l’interdizione giudiziale e legale.

A dire il vero nella maggior parte dei casi, si tende a generalizzare il concetto, ignorando il fatto che possano esistere due diverse casistiche.

Vediamo quindi di chiarire di seguito i due concetti, cercando di capire quando vengono adottate le due soluzioni e come funzionano.

Cos’è l’interdizione?

Si può parlare di interdizione quando si fa riferimento alla tutela degli interessi degli incapaci o dei minori. A tal proposito la legge indica i presupposti per potere procedere in tal senso.

L’apertura della tutela e la relativa nomina di un tutore vengono descritti dall’art. 414 del codice civile, come segue:

Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione.

Da quanto possiamo leggere gli interdetti sono persone che si trovano in uno stato di infermità mentale abituale, e quindi incapaci di curare i propri interessi in modo autonomo e indipendente.

In giurisprudenza, perciò, il minore e l’interdetto vengono quasi equiparati, dato che in entrambi i casi si tratta di individui che non possono compiere gli atti autonomamente. 

A tal proposito l’art. 424 del codice civile afferma che:

Le disposizioni sulla tutela dei minori … si applicano … alla tutela degli interdetti

Quindi, proprio come i minori non possono compiere determinate azioni senza l’autorizzazione dei genitori, ovvero i rappresentanti legali, lo stesso accade per gli interdetti che non possono agire senza il consenso del giudice tutelare e del tutore.

Come funziona l’interdizione?

Per comprendere davvero l’argomento è indispensabile effettuare subito una distinzione tra:

  • inabilitati: beneficiario di un amministratore di sostegno, per gli atti di straordinaria amministrazione
  • interdetti: seguito da un tutore per tutti gli atti

Gli interdetti, quindi, non possono agire in alcun modo, nemmeno per quanto riguarda gli atti di ordinaria amministrazione, senza ottenere l’autorizzazione.

L’art. 427 del codice civile, comunque, sottolinea che:

Nella sentenza che pronuncia l'interdizione o l'inabilitazione, o in successivi provvedimenti dell'autorità giudiziaria, può stabilirsi che taluni atti di ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall'interdetto senza l'intervento ovvero con l'assistenza del tutore, o che taluni atti eccedenti l'ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall'inabilitato senza l'assistenza del curatore

Ad ogni modo è compito dei parenti fino al terzo grado, denunciare la problematica per avviare l’apertura della tutela e l’interdizione.

In seguito la scelta del tutore viene fatta analizzando più aspetti, generalmente si tratta dei genitori o dei parenti prossimi ed affini. 

Ci sono però alcuni individui che non possono ricoprire tale ruolo, ad esempio:

  • chi non ha la libera amministrazione del proprio patrimonio
  • chi è escluso da tale ruolo per disposizione scritta di un genitore
  • chi è in conflitto con l’interdetto
  • un fallito non ancora tolto dal registro dei falliti 

Dopo la scelta, il soggetto incaricato deve prestare giuramento, come descritto nell’art. 349 del codice civile:

Il tutore, prima di assumere l'ufficio, presta davanti al giudice tutelare giuramento di esercitarlo con fedeltà e diligenza

In seguito, l’interdetto dovrà ottenere l’autorizzazione del tutore per compiere tutti gli atti, ma non solo. In alcune situazioni sarà necessario chiedere il benestare anche dal giudice tutelare, se si tratta di azioni particolarmente importanti.

Ad esempio vengono considerati importanti l’alienazione o la vendita di beni, la costituzione di pegni o ipoteche, compromessi e transazioni, quindi a pena l’annullabilità degli stesso è obbligatoria l’autorizzazione del tribunale.

L’interdizione giudiziale

Tutto ciò che abbiamo descritto fino ad ora nei paragrafi precedenti rientra nella cosiddetta interdizione giudiziale. Si tratta di uno strumento giuridico previsto dalla legge italiana con lo scopo di proteggere chi non è in grado di badare in modo autonomo ai propri interessi.

L’istituto perciò ha finalità garantistiche, e mira a tutelare chi si trova in uno stato di infermità mentale, continuata nel tempo. Agire autonomamente comporterebbe molti rischi per il soggetto, dato che non è in grado di effettuare delle scelte ponderate. 

Viene definita “giudiziale” proprio perchè attraverso una sentenza civile viene stabilito chi ha il dovere di tutelare gli interessi dell’incapace. Nel codice civile, infatti, possiamo trovare diverse norme che hanno l’obiettivo di disciplinare la situazione, descrivendo quali sono gli atti che possono essere amministrati dal tutore sostituendosi all’interdetto. 

Si può avere l’interdizione giudiziale se ci sono i seguenti presupposti:

  • minore emancipato o un maggiorenne non autosufficiente
  • stato di infermità mentale acclarata permanente
  • incapacità a provvedere in modo autonomo ai propri interessi

Ad ogni modo sarà sempre i giudice a valutare attentamente caso per caso per stabilire il provvedimento più idoneo.

Da quanto abbiamo detto risulta evidente che l’interdizione giudiziale non può avere un limite temporale, pertanto produce i suoi effetti a partire dalla pubblicazione della sentenza fino a che essa viene revocata dal giudice per qualche motivo.

L’interdizione legale

Dopo avere compreso meglio cosa si intende per interdizione giudiziale, vediamo ora di esaminare quella legale, che si riferisce a presupposti totalmente differenti.

Non si tratta di un provvedimento di tutela, ma di una pena accessoria in seguito a una sentenza penale. Si tratta di una decisione presa ad esempio dopo una condanna all’ergastolo o alla reclusione per un periodo non inferiore a 5 anni

E’ evidente, quindi, che il provvedimento viene adottato nei casi in cui un soggetto commetta un reato piuttosto grave, che implica l’impossibilità per il responsabile di compiere particolari atti per un certo periodo di tempo.

L’art. 32 del codice penale, sottolinea che:

Il condannato all'ergastolo è in stato di interdizione legale.​La condanna all'ergastolo importa anche la decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni è, durante la pena, in stato d'interdizione legale; la condanna produce altresì, durante la pena, la sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale, salvo che il giudice disponga altrimenti.

Tale ipotesi viene definita “legale” in quanto viene adottata automaticamente per legge, senza bisogno di un giudizio specifico in merito. 

Come conseguenza, l’interdetto, non può esercitare diritti di natura patrimoniale, cioè inerenti all’amministrazione dei beni, i quali saranno gestiti da un tutore, per un periodo pari alla durata della pena principali prevista per il reato commesso.

INTERDIZIONE INTERDIZIONE LEGALE
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