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Semilibertà: cos’è e chi ne ha diritto?

La semilibertà è una misura alternativa al carcere concessa, attraverso la quale una persona condannata può trascorrere parte della giornata fuori dalla prigione. Viene concessa solamente in alcuni casi e se l’interessato dimostra di essere pronto per il reinserimento in società.

Nel nostro ordinamento giuridico, a fronte di determinati reati sono previste pene o sanzioni da assolvere. Ma, ci dobbiamo ricordare che, lo scopo di un periodo di detenzione in carcere è anche quello educativo, cioè fare capire le colpe e preparare il soggetto per un reinserimento alla vita in società.

A dire il vero si tratta di un obiettivo non sempre raggiunto nelle carceri italiane. Molto spesso, infatti, chi entra in un penitenziario, esce con una condotta peggiorata, e rischia di dedicarsi ad attività criminali più di prima. Una situazione di questo tipo è determinata soprattutto da un eccessivo sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese, che rende difficile il recupero sociale dei detenuti.

Per questo motivo, in determinate circostanze, la legge prevede la possibilità di attuare misure alternative al carcere, se i soggetti non sono considerati pericolosi. Tra le varie opzioni possibili c’è anche la semilibertà, cioè il permesso di trascorrere parte della giornata fuori dal penitenziario.

Ma procediamo con ordine, cercando di capire quali sono le possibilità per i colpevoli di piccoli reati, quali sono le alternative al carcere e quali sono le condizioni per ottenere un regime di semilibertà.

Le misure alternative alla detenzione

Le misure alternative al carcere permettono a un condannato di scontare tutta o parte della pena fuori da un penitenziario.
Il presupposto quindi è quello di una condanna definitiva, non più impugnabile, per la quale è già scattato l’ordine di esecuzione.

Si tratta di concetti regolati dagli articoli 47-52 della legge 354/1975 sull’ordinamento penitenziario. Lo scopo di queste normative è quello di rendere più facile il reinserimento sociale di un condannato, riducendo il tempo che deve trascorrere in carcere. Infatti, è stato rilevato che la recidiva si riduce a solo il 17% dei casi se vengono adottate misure alternative alla detenzione, percentuale che arriva invece al 67% se la pena viene scontata totalmente dietro le sbarre.

In particolare le misure alternative sono:

  • affidamento in prove al servizio sociale: consente un alto livello di libertà, è possibile spostarsi se c’è una motivazione, previa autorizzazione del magistrato di sorveglianza;
  • detenzione domiciliare: permette di trascorrere il tempo necessario per scontare la pena in un luogo specifico, come la propria abitazione o una comunità, con diversi limiti da rispettare
  • semilibertà: autorizza i condannati a svolgere un’attività fuori dal carcere per parte della giornata.

Esiste anche la possibilità di una liberazione condizionale, come descritto nell’art.176 del codice penale, e l’espulsione dal territorio italiano se si tratta di cittadini extracomunitari illegalmente presenti in Italia.

Concessioni di questo tipo vengono, in ogni caso, concesse tramite una richiesta fatta al Tribunale o al Magistrato di Sorveglianza, e in base a specifici criteri di ammissibilità.

Cos’è la semilibertà?

La semilibertà è innanzitutto una misura alternativa alla detenzione, cioè la possibilità per un condannato di trascorrere parte della giornata al di fuori del carcere, per svolgere alcune attività.

La tematica è trattata nell’art. 48 della legge 344/1975, che afferma:

Il regime di semilibertà consiste nella concessione al condannato e all'internato di trascorrere parte del giorno fuori dell'istituto per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale.
I condannati e gli internati ammessi al regime di semilibertà sono assegnati in appositi istituti o apposite sezioni autonome di istituti ordinari e indossano abiti civili.

In un regime di semilibertà, quindi, un condannato non perde totalmente i contatti con il carcere, ma ci deve tornare solamente in determinati periodo, ad esempio per dormire la notte.

Viene concessa ai soggetti che rispettano determinati criteri, come vedremo a breve, per evitare che possano subire delle ripercussioni negative dalla permanenza costante in prigione.
Trascorrere tutto il tempo della pena in cella, infatti, è molto difficile e vengono tagliati i rapporti affettivi e lavorativi, rendendo complicato un futuro reinserimento.

Potere stare all’esterno per diverse ore al giorno, evita un indurimento del carattere, che potrebbe causare ripercussioni negative in futuro. In questo modo il soggetto ha la possibilità di continuare a lavorare o seguire i propri progetti di studio.

Chi ne ha diritto?

Abbiamo specificato che la semilibertà è un regime particolare che può essere concetto, per evitare che una persona debba subire gli aspetti negativi della vita in carcere, pericoloso per il suo futuro reinserimento sociale.

Per ottenere tale beneficio è necessario che un individuo sia stato condannato in via definitiva, e quindi la sentenza non deve essere più impugnabile.

In particolare possono essere titolari di questo diritto:

  • i condannati alla pena detentiva per un periodo non superiore a 6 mesi, anche se si tratta di un residuo di una pena superiore.
  • chi ha già scontato almeno metà della pena prevista, che aumenta a due terzi nel caso di delitti gravi, commessi per finalità terroristiche o per mafia.
  • condanne non superiori a 3 anni, per le quali non è previsto l’affidamento in prova al servizio sociale​un soggetto che deve scontare l’ergastolo che ha già trascorso almeno 20 anni in prigione

Oltre a quanto abbiamo appena elencato, l’interessato deve anche dimostrare di essere pronto per trascorrere parte della giornata in società, quindi deve avere una buona condotta o la palese volontà di studiare o lavorare.

In alcuni casi, comunque, la legge prevede il regime di semilibertà a fronte di una collaborazione con la Giustizia, soprattutto per quanto riguarda i reati connessi per associazione mafiosa.

Ovviamente chi ha tentato l’evasione ho ha subito la revoca di un’altra misura alternativa, non può ottenere la semilibertà almeno per 3 anni.Per ottenere tale diritto bisogna presentare un’apposita istanza, allegando le prove della volontà di intraprendere un percorso serio di studio o lavoro.

Quando viene revocata?

La semilibertà è una misura alternativa al carcere che permette al condannato di trascorrere diverse ore all’esterno del penitenziario per lavorare o studiare.

Non si tratta di una opzione concessa a chiunque, infatti, devono essere rispettati dei requisiti specifici ed è necessario che venga dimostrata una buona condotta.

Secondo la legge, comunque, è possibile perdere tale beneficio in qualsiasi momento se l’interessato non dimostra di essere idoneo. Il Giudice può revocare il provvedimento, ripristinando l’obbligo di permanenza in prigione per tutta la durata della pena. 

Può accadere d’altronde che un condannato approfitti della libertà concessa per portare avanti affari illegali, o decida di non fare rientro in carcere negli orari stabiliti oltre il limite concesso di 12 ore di ritardo. Se l’individuo non rientra dopo 12 ore, infatti, scatta il reato di evasione, e sarò quindi imputato per un altra colpa. 

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