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Derivati finanziari: cosa sono?

I derivati finanziari sono titoli il cui valore dipende da altri titoli, chiamati sottostanti, ovvero gli asset al quale sono direttamente legati. Possono essere impiegati come strumenti di copertura, ma anche per fare speculazione.

Spesso visti con timore o al contrario in grado di suscitare un certo interesse, i derivati finanziari sono un tema molto delicato e di ampia complessità che richiede perciò un’importante analisi.
Per la sua natura talvolta difficile, i derivati finanziari sono contratti adatti a investitori con un certo livello di competenza, dotati di molta propensione al rischio consapevole e informati dei meccanismi contrattuali alla base del loro funzionamento.

Cosa sono i derivati finanziari

Come si può intuire dal nome in sé, i derivati finanziari non hanno un valore intrinseco, ma bensì dipendono dall’andamento di altri asset finanziari.
Sono dunque contratti che seguono le fluttuazioni di prezzo di un titolo sottostante al quale rimangono direttamente connessi e sul quale sono basati, avendo come oggetto una previsione che spesso riguarda l’andamento futuro di un prezzo quali quotazioni di tassi d’interesse, tassi di cambio tra valute e quotazioni di titoli.
Altri esempi associabili al termine “sottostante” sono azioni, valute, indici azionari e persino eventi.
Proprio per questo inizialmente i derivati svolgevano il ruolo di assicurazione contro le grandi e impreviste fluttuazioni di mercato, salvo poi divenire un mezzo di speculazione molto aggressivo grazie alla loro possibilità di venir impiegati in mercati diversi da quelli riconosciuti, spesso in assenza di controlli delle istituzioni.
Riportando qualche dato, dietro la crisi del 2008 i derivati erano una delle cause principali e fu causata proprio dai credit default swaps, utilizzati dagli investitori per proteggersi da eventuali fallimenti. Sul finire del 2010 il valore dei derivati finanziari (delle attività sottostanti) ammontava a circa 670.000 miliardi di dollari, l’89% dei quali derivati OTC (over the counter), ovvero da mercati non regolamentati.

Le finalità dei derivati finanziari

Tra i principali utilizzi se ne ritrovano tre.

Copertura, ovvero un derivato finanziario può permettere di ridurre il rischio di un portafoglio preesistente, andando così a minimizzare l’andamento del mercato e l’effetto negativo di un’involuzione dei prezzi del portafoglio in sé. Tale pratica viene anche definita “hedging”.
Per secondo abbiamo speculazione, un’altra importante finalità è quella speculativa, dato che i contratti di questo tipo permettono di esporsi ad un rischio sul sottostante e di guadagnare eventualmente dal suo andamento positivo.
In caso contrario, ovviamente, colui che andrà a speculare finirà in perdita.

In fine arbitraggio: ultima, ma non meno importante è l’arbitraggio, che permette in questo caso di effettuare acquisti a prezzi inferiori per poi rivendere dove i prezzi sono più elevati, con finalità di pareggio dei prezzi sul mercato.

Gli strumenti derivati

Gli strumenti derivati possono essere classificati in tre categorie: contratti a termine, swap e opzioni.

  • Contratto a termine (forward): con il termine “forward”, si intende quella tipologia di contratti definiti “a termine”, poichè la consegna e il pagamento del sottostante (del bene in questione) avvengono in una data futura pre-impostata e non nel momento dell’accordo.
    I contratti forward hanno un termine temporale e vengono scambiati su mercati definiti OTC (over the counter). Vengono inoltre considerati simmetrici poichè coloro che lo stipulano sono obbligati ad effettuare una prestazione a scadenza.
    Il rischio per chi acquista è legato principalmente al deprezzamento dell’asset, mentre per chi vende vale la regola opposta, traendo vantaggio da un eventuale calo di prezzo del suo bene.

  • Contratto futures: proprio come i contratti a termine, anche in questo caso è presente un accordo di acquisto o vendita con una scadenza prefissata e con un prezzo invariato. La differenza risiede nei mercati, che per i contratti futures sono regolamentati, tant’è che vengono scambiati dentro le borse.
    In questa particolare tipologia, due controparti (pur non conoscendosi), potranno effettuare transazioni e chi vende non dovrà addossarsi obblighi nei confronti dell'acquirente. Il tutto è possibile grazie alle clearing house, ovvero organismi che svolgono attività di cassa di compensazione.

Gli swap

Dall’inglese “to swap”, ovvero scambiare una cosa con qualcos’altro”, i contratti swap vengono usati per scambiarsi somme di denaro in base alle regole del contratto stesso.

Ne esistono diversi tipi, tra cui i contratti interest rate swap, currency swap, commodity swap e equity swap.

  • Interest rate swap: spesso definiti con l’acronimo IRS, in questi contratti le parti scambiano nel tempo flussi contrapposti di denaro, di cui uno a tasso fisso l’altro a tasso variabile.
    Sono effettuati solitamente dalle banche per la sottoscrizione dei mutui. Una delle forme di contratto swap più famosa è quella del plain vanilla, dove uno dei due flussi di pagamento sarà a tasso d’interesse fisso, mentre l’altro sarà determinato da un tasso variabile.
  • Currency swap: In questo caso, le due controparti accettano di scambiarsi capitali con valute differenti. La differenza rispetto ai contratti IRS consiste nei nozionali, che non sono della stessa valuta. Per quanto riguarda i tassi invece, questi possono essere entrambi fissi o variabili, oppure uno fisso e uno variabile.
  • Commodity swap: un contratto swap ha come sottostante un bene tangibile, come le materie prime o le fonti di energia.
  • Equity swap: nell’Equity swap il capitale nozionale presenta scadenze e durate concordate in sede contrattuale, mentre i flussi di denaro rimangono variabili.
    Si può definire un accordo alla pari, poichè il primo soggetto paga il secondo tramite una somma sul quale viene applicato il tasso d’interesse nozionale, e il secondo pagherà il primo con la somma che viene calcolata sommando tutte le performance che emergeranno nell’arco di tempo del titolo.

Le opzioni

L’ultima tipologia di contratti che troviamo è quella delle opzioni. La peculiarità di questi ultimi sta nel poter assegnare il diritto di comprare o vendere il sottostante (quindi la quantità di un determinato bene) ad un prezzo fissato in precedenza e in un determinato lasso di tempo. Se il contratto assegna al possessore la facoltà di acquistare, si chiamerà “call option” e il ricavo consisterà nella differenza tra prezzo spot del sottostante e prezzo d’esercizio, mentre se assegna la facoltà di vendere allora si definirà “put option” e il ricavo starà nella differenza tra prezzo d’esercizio e prezzo spot.

Conclusioni

Risulta chiaro come quello dei derivati finanziari sia un mondo complesso, del quale è bene essere bene al corrente di quali possono essere i rischi e i vantaggi ad esso legati. I derivati possono infatti essere utilizzati sia come strumento di copertura dei rischi che come strumento di speculazione.
Ricordiamo inoltre che i derivati sono negoziati sia in Borsa, sia in mercati non regolamentati, definiti per l'appunto over the count, creati da professionisti che non sono obbligati a rispettare le limitazioni dei listini principali.
In Italia invece, il mercato dei derivati è l'IDEM, gestito dalla Borsa Italiana.

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