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Responsabilità in caso di infortunio sul lavoro

Di chi è la responsabilità in caso di infortunio sul lavoro? Dell'azienda o del dipendente? Vediamo cosa avviene quando un soggetto si fa male al lavoro, e quali sono le regole inerenti alla copertura INAIL e al risarcimento danni.

Parlando di infortunio, come nel caso della malattia, è opportuno sottolineare il fatto che lo Stato italiano intende proteggere la salute dei cittadini, in generale ma anche in merito al settore lavorativo.

Nell’art 32 della Costituzione, possiamo infatti leggere:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

In particolare la salute viene inserita tra i diritti fondamentali di una persona, cioè quelli inviolabili che l’ordinamento giuridico si impegna a proteggere e garantire.

Per questo motivo se un lavoratore si fa male svolgendo le attività lavorative, è coperto dall’assicurazione INAIL, e può ricevere lo stipendio anche se non può lavorare. 

Bisogna però valutare anche la responsabilità in caso di infortunio sul lavoro. Il dipendente, infatti, potrebbe agire in modo non consono e imprevedibile, attuando quello che viene definito un comportamento “abnorme”. L'azienda, d’altra parte potrebbe non avere messo in atto le misure idonee a prevenire i rischi.

Di seguito proviamo, quindi, a capire cosa succede se un lavoratore si fa male, e come vengono valutare le responsabilità dell’accaduto.

Cosa si intende per infortunio sul lavoro?

Quando un dipendente si fa male, procurandosi delle lesioni che comportano una inabilità lavorativa, si parla di infortunio.

L’impossibilità a svolgere le proprie mansioni può essere di due tipi:

  • permanente
  • temporanea, con una astensione superiore a 3 giorni.

Rientrano in questa categoria anche episodi avvenuto al di fuori degli orari lavorativi, ma strettamente collegati ad essi. Ad esempio un infortunio in itinere, cioè successo nel tragitto casa lavoro, per un incidente in auto o con un mezzo pubblico.

L'azienda ha l’obbligo di assicurare tutti i lavoratori, pagando una quota all’INAIL, l’ente che si occupa di elargire uno stipendio, o una parte di esso, ai soggetti che non possono più recarsi in azienda per svolgere la loro mansione, in seguito a un infortunio.

L’INAIL copre le spese, tutelando così i lavoratori da determinati rischi presenti sul lavoro, e in caso di malattia professionale.

Ovviamente, non tutti i rischi sono tutelati, in alcuni casi infatti un soggetto può agire in modo esagerato e sconsiderato.

In particolare possiamo distinguere le seguenti forme di rischio:

  • tipico: inerente all’attività svolta
  • ambientale: dipendenti connessi a lavorazioni protette, e quindi esposti allo stesso tipo di rischio
  • improprio: per mansioni preparatorie all’attività vera e propria
  • generico aggravato: un rischio comune a tutti i cittadini, ma aggravato da determinate circostanze
  • elettivo: generato dalla condotta negativa del dipendente, in modo arbitrario e volontario, si tratta di un comportamento “abnorme” rispetto alle indicazioni ricevute, volto solamente a soddisfare impulsi personali
  • generico: indipendente dalle condizioni del lavoro

Determinare la responsabilità in caso di infortunio sul lavoro è utile per stabilire se il dipendente ha diritto a un risarcimento danni da parte del titolare.

Responsabilità in caso di infortunio sul lavoro: l'azienda

La legge impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure idonee per prevenire incidenti nella sua azienda. Tale compito non si esaurisce con l’affissione di cartelli e segnalazioni di pericolo.
Il datore di lavoro ha il dovere di controllare e vigilare che il comportamento dei dipendenti rispetti le regole di sicurezza.

Se ad esempio un macchinario è guasto o difettoso, non è sufficiente mettere un cartello con scritto “guasto”, ma bisogna assicurarsi che nessuno lo utilizzi.
Il concorso di colpa del dipendente non esula l’azienda dalle proprie responsabilità, se non quando un soggetto si sia comportato in modo illogico ed esagerato, quindi con atteggiamenti non prevedibili.

Il datore di lavoro, perciò, deve attivarsi per eliminare tutte le fonti probabili di rischio, e deve assicurarsi che le misure di prevenzione vengano rispettate.

Se un lavoratore subisce un infortunio a causa di un suo atteggiamento imprudente, la responsabilità è anche dell’azienda, in quanto non ha controllato e previsto tale rischio.

Con una ipotesi di questo tipo il dipendente potrebbe chiedere un risarcimento danni al datore di lavoro.

Responsabilità in caso di infortunio sul lavoro: il dipendente

Come abbiamo sottolineato il datore di lavoro deve garantire a tutti i lavoratori la sicurezza in azienda, eliminando le fonti di rischio e assicurandosi attivamente che i dipendenti rispettino le norme previste.
Un lavoratore distratto che si fa male, quindi, rientra tra le responsabilità aziendali. 

Ma, in alcuni casi per l’azienda è impossibile prevedere il comportamento del lavoratore, e perciò risulta difficile attuare delle misure per evitarli. Se un dipendente agisce in modo del tutto eccezionale e non prevedibile, l’infortunio non verrà addebitato all’azienda e quindi non avrà diritto al risarcimento del danno.

Possiamo quindi dire che il dipendente è responsabile per i suoi comportamenti esagerati, cioè fuori controllo, e del tutto imprevedibili.

La difficoltà sta proprio nello stabilire quando la condotta sia tale da non potere essere evitata in anticipo, attraverso un controllo fatto dal datore di lavoro e con la prevenzione.

Quando i giudici parlano di comportamenti "abnormi" si riferiscono proprio ad azioni che non possono essere controllate ed evitate.

Si tratta di attività incontrollabili, che possono essere legate alla mansione da svolgere, ma anche non direttamente collegabili ad esse. 

Se un infortunio è causato da azioni di questo tipo, il lavoratore non può chiedere un ulteriore risarcimento danni all’azienda, oltre a quelli indennizzati dall’INAIL.

Il risarcimento danni

In seguito alle valutazioni in merito alla responsabilità in caso di infortunio sul lavoro, viene decretato se il lavoratore ha diritto a un risarcimento danni da parte dell’azienda.

Si tratta di una misura aggiuntiva, nel caso in cui ci sia il cosiddetto danno differenziale, cioè ulteriore a quello coperto dall’INAIL. 

Normalmente i dipendenti sono coperti dall’assicurazione in caso di infortunio, ma in alcuni casi ci sono delle aggravanti che dipendono dalla responsabilità del datore di lavoro, che non ha predisposto un ambiente sicuro.
Succede allora che l’azienda deve versare una somma risarcitoria all’infortunato.

In ogni caso il risarcimento è legittimo se:

  • la responsabilità è del datore di lavoro, per avere violato gli obblighi di sicurezza
  • è riferito a un danno ulteriore, non già indennizzato dall’INAIL

L’onere della prova è a carico del lavoratore che deve dimostrare il nesso di causalità tra condotta dell’azienda e danno subito.

Il datore di lavoro deve invece provare di avere rispettato i suoi doveri in merito alla sicurezza aziendale, e di avere agito per evitare il danno per quanto possibile. In altre parole deve dimostrare che l’infortunio è stato provocato da un concorso di colpa del lavoratore, che pur conoscendo i rischi non ha prestato attenzione.

In ogni caso, la liquidazione del risarcimento viene fatta considerando la quota già pagata dall’INAIL, per evitare duplicazioni. Il cifra viene calcolata utilizzando alcuni parametri tabellari.

LAVORO ASSICURAZIONE INAIL RISARCIMENTO DANNI INFORTUNIO SUL LAVORO
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