Cerchi un avvocato esperto in
Penale
Guide diritto penale

Cos'è la custodia cautelare in carcere e quando si applica

La custodia cautelare in carcere è una misura applicabile prima della sentenza, che viene adottata solo in specifiche circostanze. Vediamo nel dettaglio chi ne decide l'applicazione, quali sono le ragioni ed i reati per i quali è prevista.

La custodia cautelare in carcere rappresenta la forma più severa di misura cautelare personale applicabile che può essere disposta nei riguardi di un soggetto indagato o imputato per un determinato reato e, in sintesi, si traduce nella limitazione della libertà personale dell'individuo.

Cosa sono le misure cautelari personali?

Quando parliamo di "misure cautelari" ci riferiamo, come si può intuire dal termine, a provvedimenti adottati a scopo preventivo, volti a prevenire determinati pericoli. Le misure cautelari personali impattano direttamente sulla libertà personale del soggetto e, come recita l'art. 272 del c.p.p., tale libertà potrà essere limitata solamente solo nei casi normativamente previsti e secondo le modalità stabilite dalla legge.

Quando parliamo di "misure cautelari" ci riferiamo, come si può intuire dal termine, a provvedimenti adottati a scopo preventivo, volti a prevenire determinati pericoli. Le misure cautelari personali impattano direttamente sulla libertà personale del soggetto e, come recita l'art. 272 del c.p.p., tale libertà potrà essere limitata solamente solo nei casi normativamente previsti e secondo le modalità stabilite dalla legge.

Esistono dunque tutta una serie di provvedimenti applicabili, a seconda del caso. Vediamole dunque in dettaglio.

Misure cautelari coercitive

Si tratta di tutte quelle azioni previste dalla legge, volte alla limitazione delle libertà individuali e applicabili solo dinnanzi a reati per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore ad un massimo di tre anni, che diventano cinque per determinate fattispecie (finanziamento illecito dei partiti o nel caso della custodia cautelare in carcere).

Questo insieme di misure distingue al proprio interno due tipologie: 

  1. misure di custodia: in questa casistica rientrano gli arresti domiciliari (art. 284 c.p.p.) che sostanzialmente implicano per la persona il divieto di allontanarsi dal luogo specificato nel provvedimento. In taluni casi possono essere previste, in aggiunta, delle limitazioni circa la possibilità di comunicare con persone diverse dai conviventi / da chi fornisce assistenza all'indagato o imputato. Se quest'ultimo versa in situazioni particolari (ad esempio problemi di salute per i quali risulta imprescindibile allontanarsi dal luogo indicato al fine di sottoporsi a cure necessarie o situazioni lavorative), il Giudice può prevedere delle eccezioni rispetto al divieto. Ad ogni modo, la persona può essere soggetta a controlli in qualunque momento e la violazione degli obblighi, ossia l'allontanamento ingiustificato dal luogo specificato configura il delitto di evasione (ex art. 385 c.p.). Nel novero delle misure di coercizione, rientra chiaramente anche la custodia cautelare in carcere (art. 285 c.p.p.), che andremo successivamente a descrivere nel dettaglio.
  2. misure di mera coercizione: si tratta di un insieme di obblighi e divieti che limitano le libertà di movimento e di azione del soggetto, in misura minore rispetto alle misure di custodia appena descritte. Rientrano in questa categoria: il divieto di lasciare il territorio nazionale (divieto di espatrio); l'obbligo di presentarsi di fronte alla polizia giudiziaria in determinati giorni ed orari stabiliti preventivamente dal giudice; il divieto di dimorare in un determinato luogo o, all'opposto, l'obbligo di dimorare in un preciso comune; l'allontanamento dalla dimora familiare - è sicuramente uno dei provvedimenti più importanti in questa categoria poiché impatta in maniera notevole sulla vita della persona; il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima / persona offesa.

​Misure interdittive

Esistono tutta una serie di azioni volte a limitare in via temporanea l'accesso dell'indagato/imputato ad una serie di facoltà o diritti che, in circostanze normali, gli spetterebbero costituzionalmente. Fra queste:

  1. sospensione dell'esercizio della responsabilità genitoriale;
  2. sospensione dell'esercizio di un pubblico servizio o di un pubblico ufficio: in tal caso la sospensione può riguardare in toto il ruolo rivestito e tutte le sue mansioni, o solamente una parte di esse, sulla base delle circostanze delituttuose;
  3. provvisorio divieto di stipulare / concludere contratti con la Pubblica Amministrazione;
  4. divieto temporaneo di esercizio di specifiche professioni o determinate attività imprenditoriali collegate alle circostanze delittuose.

​Custodia cautelare in carcere

Come abbiamo visto dalla panoramica descritta, il carcere in via preventiva è certamente la misura di coercizione più drastica, e dunque utilizzata come extrema ratio: il giudice ordina la cattura dell'imputato da parte delle autorità preposte, che dovranno poi scortarlo in un luogo di custodia, dove egli resterà a disposizione dell'autorità giudiziaria. Ma chi sono esattamente le figure coinvolte in queste decisioni, e quali sono i criteri che guidano verso la selezione di un provvedimento tanto afflittivo?

I giudici competenti

Il procedimento che conduce alla custodia cautelare risulta "autonomo" rispetto al procedimento principale, nel senso che lo si attua già prima del giudizio. A seconda della fase in cui ci si trova, le competenze nella decisione sono in capo a giudici diversi:

  • Giudice per le indagini preliminari: risulta competente sino al momento in cui il Giudice designato per il dibattimento non riceva il fascicolo ed il decreto di citazione in giudizio;
  • se vi è già stata una pronuncia in primo grado, sarà il Giudice che l'ha emessa a risultare competente, sino all'approdo in Appello;
  • giunti alla fase successiva, sarà il Giudice dell'Appello a provvedere durante la pendenza del ricorso e, in fase di procedimento di revisione, spetterà poi alla Corte d'Appello applicare o revocare le misure;
  • in ultimo, la competenza va in capo alla Corte di Cassazione durante il relativo procedimento. In fase di convalida dell'arresto di persona destinata ad estradizione, il Giudice della Corte di Appello può richiedere un provvedimento coercitivo.

Il legislatore ha previsto anche per il giudice incompetente la facoltà di richiedere, in via del tutto provvisoria, l'applicazione di una misura cautelare - che verrà a tutti gli effetti sostituita dall'ordinanza formulata entro i termini previsti dalla legge, dal giudice competente.

​I presupposti per l'adozione della misura

La custodia cautelare in carcere viene adottata solo qualora tutte le altre misure, anche se applicate in maniera cumulativa, non risulterebbero sufficienti. 

Essa deve rispondere ad un criterio di adeguatezza (la misura deve rispondere a precise esigenze cautelari), proporzionalità (rispetto al reato contestato ed alla pena prevista) minor sacrificio (non ci sono possibilità alternative). Quest'ultima voce può essere derogata di fronte a reati considerati di particolare allarme sociale (quali l'associazione mafiosa e l'associazione sovversiva con finalità terroristiche).

Inoltre, vi sono tutta una serie di limiti di applicabilità.

Anzitutto, si può far ricorso a questo provvedimento dinnanzi a reati che prevedono l'ergastolo o un minimo di pena detentiva non inferiore ai 5 anni, oppure reati di illecito finanziamento ai partiti.

In secondo luogo, devono sussistere dei gravi indizi di colpevolezza. Per poter stabilire questa circostanza, il giudice deve disporre di tutta una serie di elementi capaci di rendere probabile il giudizio di colpevolezza sull'individuo oggetto della misura cautelare. 

Un ultimo, importantissimo fattore riguarda l'utilità effettiva della misura. Non si tratta di una pena, ma di un provvedimento che viene scelto in quanto si rivela utile a scongiurare tutta una serie di pericoli (fuga, reiterazione, ecc...). In quest'ottica, spetta sempre al giudice la considerazione di alcuni fattori che possono determinare l'inapplicabilità della misura:

  • ​l fatto delittuoso è motivato da legittima difesa o altra causa giustificativa, o rientra nei casi di non punibilità (ex art. 384 c.p.);
  • è presente una causa di estinzione del reato - come ad esempio la prescrizione - o della pena (come l'indulto)?

La custodia cautelare in carcere (così come gli arresti domiciliari), non è inoltre applicabile se si prevede che all'atto della sentenza sarà adottabile una sospensione condizionale della pena..

​Situazioni di salute o personali dell'individuo che escludono la custodia cautelare in carcere

La legge prevede un insieme di situazioni che non rendono compatibile il ricorso alla custodia preventiva presso una struttura carceraria.

  • ​donna incinta o madre di minori conviventi sotto i sei anni di età oppure, in assenza della madre (per decesso o impossibilità di accudimento di altro tipo), padre con prole convivente sotto i sei anni di età. In questi casi il ricorso alla misura avviene solo in casi di eccezionale gravità, così come se l'imputato ha superato i settant'anni di età;
  • persona affetta da AIDS conclamata o grave deficienza immunitaria, a causa della quale le condizioni di salute risultino incompatibili con la detenzione. Nei casi in cui sia tuttavia necessaria una misura di coercizione importante, il giudice può individuare una struttura sanitaria presso la quale il soggetto riesca a ricevere le cure necessarie, ma senza potersi in alcun modo allontanare; 
  • viene esclusa la custodia cautelare in carcere qualora il soggetto sia in fase terminale o talmente avanzata della malattia, che la stessa non risponde più a trattamenti e terapie disponibili;
  • salvo casi di estrema gravità, sono esentati dalla custodia cautelare in carcere anche soggetti tossicodipendenti o alcoldipendenti sottoposti a terapia riabilitativa presso strutture autorizzate, qualora l'interruzione della terapia pregiudichi il percorso di disintossicazione. 

​Esigenze cautelari

Una volta stabilita la sussistenza delle condizioni per le quali risulta possibile fare ricorso alla custodia cautelare in carcere, bisogna capire se ve ne sia reale necessità, cioè se siano presenti i pericoli che ne motivano il ricorso. Questi pericoli risultano essere, essenzialmente:

  • ​il pericolo di inquinamento delle prove. In tal caso per "prove" si intende le "fonti di prova" (l'elemento di prova è l'informazione che deriva dalla fonte, mentre la fonte è tutto ciò che può produrre una prova, quindi persone, luoghi, cose);
  • il pericolo di fuga. Non deve risultare vago e molto ipotetico, ma il giudice deve ravvisare elementi che lo rendono probabile;
  • il pericolo di reiterazione del reato (pericolosità sociale).

Per concludere, il periodo di custodia cautelare in carcere verrà considerato come periodo detentivo già scontato una volta emesso il giudizio.


Fonti legislative:

  • ​Codice di Procedura Penale
  • Codice Penale
CUSTODIA CAUTELARE MISURE CAUTELARI PERSONALI CUSTODIA IN CARCERE
Condividi l'articolo:
CERCHI UN AVVOCATO ESPERTO IN PENALE?
Ho preso visione dell’informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei dati.*

Quanto costa il servizio?
Il costo della consulenza legale, qualora decidessi di proseguire, lo concorderai direttamente con l'avvocato con cui ti metteremo in contatto.