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Imposta di registro atti giudiziari: cos’è?

L’imposta di registro per gli atti giudiziari deve essere pagata per potere registrare e utilizzare i documenti prodotti in un determinato processo, ad esempio le sentenze. L’importo da pagare dipende dal valore stesso della causa

Durante un processo civile o penale vengono prodotti diversi documenti, tra i quali i più importanti ci sono le sentenze dei giudici. Tali documenti, però, non possono essere utilizzati per attuare successivi provvedimenti, se prima non vengono registrati, e quindi anche tassati.
Si tratta di una tassa indiretta che grava sul trasferimento di ricchezza che avviene in base a quanto stabilito in un processo. 

La registrazione viene fatta presso l’Agenzia delle Entrate, pagando la cosiddetta imposta di registro su atti giudiziari. L’importo effettivo viene calcolato in base al calore della causa.

Solitamente è l’avvocato a occuparsi di tale pratica, ma è utile anche per il cliente sapere di cosa si tratta, per avere il quadro completo delle spese da sostenere per una causa civile o penale. 

Tutti i privati cittadini, infatti, possono verificare nel sito web dell’Agenzia delle Entrate le informazioni in merito alla cifra da pagare per registrare un atto particolare.

Ma, prima di descrivere come e chi deve effettuare il versamento, cerchiamo di capire esattamente a cosa serve la registrazione di un atto giudiziario.

Cos’è l’imposta di registro atti giudiziari

Innanzitutto con il termine atti giudiziari si fa riferimento a una serie di documenti che vengono prodotti durante i processi civili, penali e amministrativi.

Si tratta di documenti inerenti a processi di natura civile, penale o amministrativa. Possono essere notifiche di sentenze, convocazioni delle parti a giudizio, decreti e ordinanze.

Come vedremo a breve, alcuni atti devono essere obbligatoriamente registrati per potere essere menzionati o rilasciati per altri provvedimenti.
Spesso essi vengono spediti al domicilio delle parti interessate per essere correttamente notificati, cioè a conoscenza dei soggetti coinvolti. Se viene lasciato un avviso di giacenza, è possibile riconoscere tali tipologie di comunicazioni, dal codice identificativo 787.
Ai fini giuridici non ritirare la busta non ha molto senso, in quanto l’atto risulterà comunque notificato.

Detto ciò va precisato che si può trattare di sentenze, ordinanze, decreti, citazioni, precetti o intimazioni a testimoni.

Ad ogni modo per essere validi, o meglio per essere utilizzati tali documenti devono essere registrati. Perciò la Cancelleria del Tribunale si occupa di trasferire gli atti all’Agenzia delle Entrate, e proprio in questa sede vengono tassati. Le parti in causa ricevono una comunicazione in merito al pagamento dell’imposta di registro.

Va precisato che la tassazione è indiretta, quindi non viene applicata sul documento in quanto tale, ma sulla ricchezza, cioè sugli effetti giuridici della causa.

In altre parole, essa consiste in un’entrata fiscale a favore dello Stato, per pagare il servizio di annotazione e classificazione dei documenti di interesse per il privato cittadino. Senza la registrazione non ci sarebbe la funzione probatoria, cioè la prova dell’esistenza di una determinata sentenza o documento. Quindi il soggetto interessato non potrebbe rivalersi nei confronti della controparte.

Per questo motivo, come vedremo a breve, solitamente la cifra è sostenuta dalla parte vincitrice del processo, in quanto ha tutto l’interesse a rendere operativi gli effetti di un determinato atto.

E’ obbligatorio pagare l’imposta di registro per i seguenti atti:

  • sentenze
  • decreti ingiuntivi
  • provvedimenti che sanciscono l’esecuzione di lodi arbitrali

Chi deve pagare l’imposta di registro atti giudiziari?

Nel paragrafo successivo abbiamo visto che è necessario registrare alcuni documenti inerenti a un processo per poterli poi effettivamente utilizzare per successivi provvedimenti.

In pratica avviene che il cancelliere o il segretario del Tribunale provvede a trasferire gli atti giudiziari all’Agenzia delle Entrate, e questi ultimi classificano i documenti annotandone gli estremi in un apposito registro, associando la relativa tassa da pagare.
Il pagamento deve essere fatto entro 60 giorni.

In alcuni casi, però, tale operazione non è necessaria, in particolare se si tratta di: recupero crediti professionali, ingiusta detenzione, interdizione, estinzione del giudizio, inabilitazione, omologazione del concordato fallimentare, sentenze del Giudice di Pace, inferiori a 1033 euro.

Generalmente l’avvocato verifica nel sito web dell’ente, quali pagamenti devono essere effettuati, ma tale operazione può essere fatta anche dal privato cittadino, semplicemente inserendo gli estremi del documento.

La tassazione, ad ogni modo, grava allo stesso modo sulle parti in causa, in modo solidale, cioè senza alcuna distinzione tra parte soccombente o vincente, almeno a livello teorico.

In pratica le cose avvengono in modo diverso in quanto quasi sempre la parte vincitrice ha l’interesse di pagare subito per rendere attivi il prima possibile i relativi provvedimenti, e la parte sconfitta deve poi rimborsare tutte le spese anticipate dall’avversario.

Per chiarire, quindi possiamo dire che l’Agenzia delle Entrate ha l’interesse di ricevere il pagamento, senza fare alcuna distinzione tra i soggetti, i conti poi verranno “regolati” in un’altra sede.

Come si calcola l’importo?

Abbiamo già anticipato che, non esiste una cifra prestabilita da pagare come imposta di registro per gli atti giudiziari, ma essa viene calcolate in base al valore della causa.

Di seguito elenchiamo alcuni esempi di aliquote, in merito alla registrazione di un sentenza.:

  • inerenti al trasferimento di diritti reali su beni immobili: se è soggetto ad iva si pagano 200 euro in misura fissa, se non è soggetto ad iva è prevista un’aliquota del 2% per la prima casa, 9% su altre fattispecie, 12% su terreni agricoli
  • condanna di pagamento di determinate somme: 3% del valore definito
  • accertamento di diritti patrimoniali: 1%
  • sentenze che non dispongono trasferimento, condanna o accertamento su diritti patrimoniali: 168 euro
  • annullamento di un atto: 168 euro
  • scioglimento degli effetti civili del matrimonio, separazione, condanne al pagamento di assegni o attribuzioni di proprietà facenti parte dei beni comuni, omologazione: 168 euro
  • del Consiglio di Stato o tribunali amministrativi regionali: 3%

Ad ogni modo, come indicato prima, per conoscere esattamente l’importo da pagare è sufficiente seguire i seguenti passaggi:

  • collegarsi al sito web dell’Agenzia delle Entrate
  • entrare nella sezione “servizi online”
  • selezionare la voce relativa alla tassazione e all’imposta di registro di atti giudiziari, nella sezione relativa ai pagamenti
  • cliccare su “accedi al servizio”, non è necessario inserire dati di accesso
  • selezionare l’ufficio di competenza
  • inserire gli estremi del provvedimento

L’operazione, quindi, è abbastanza semplice. Nel sito vengono indicati gli importi da pagare e i relativi codici tributo utili per la compilazione del modello F24, da utilizzare per il pagamento.

Come si effettua il pagamento?

Fino a dicembre 2018 l’imposta di registro per atti giudiziari doveva essere pagata attraverso il modello F23, successivamente però è stato sostituito dal modello F24, per rendere più uniforme e semplice il sistema di versamento di svariate tipologie di tasse.

Si tratta, infatti, di una novità introdotta con lo scopo di rendere meno complessa e dispersiva la gestione dei vari adempimenti con il fisco, agli occhi del cittadino, dato che ora è possibile utilizzare un unico modello.

Il pagamento può essere effettuato anche online, compilando il modello F24, oppure presso una banca o un ufficio postale.

Conseguenze per il mancato pagamento dell’imposta su atti giudiziari

Non procedere il pagamento delle tasse previste per la registrazione di un atto giudiziario, può causare alcune conseguenze, ad esempio:

  • il documento non può essere allegato o menzionato in altri provvedimenti
  • non può essere rilasciata una copia o un estratto del contenuto

Comunque, tali limiti non possono essere attuati nei seguenti casi:

  • se i documenti sono utili per la prosecuzione del giudizio
  • se essi vengono richiesti d’ufficio
  • se devono essere trascritti in registri immobiliari
  • se sono utili per l’omologazione.​
ATTI GIUDIZIARI IMPOSTA DI REGISTRO REGISTRAZIONE ATTI GIUDIZIARI
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