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Scuse per ritardo al lavoro: cosa dice la legge?

Le scuse per ritardo al lavoro devono essere oggettive e se possibile dimostrate. In ogni caso il ritardo deve essere sempre comunicato tempestivamente al datore di lavoro. Se un lavoratore arriva in ritardo per tre volte in un anno solare può essere licenziato.

A volte può succedere di arrivare tardi al lavoro, non siamo delle macchine e non possiamo essere sempre perfetti. E’ evidente, però, che l’orario lavorativo non viene deciso in modo arbitrario e in linea di massima deve essere rispettato.

I compiti di un singolo lavoratore, infatti, sono collegati con quelli degli altri, e arrivare in ritardo potrebbe compromettere l’intera organizzazione aziendale.

Recentemente la Cassazione ha dichiarato che non rispettare gli orari per tre volte in un anno, può causare il licenziamento.

Conoscere le regole, come in tutti i settori, è utile per prevenire sanzioni anche pesanti. Quindi, cerchiamo di analizzare insieme la questione, ponendo particolare attenzione alle scuse che sono considerate valide da un punto di vista legale, e in quali casi, invece, si rischia una punizione.

Cosa fare in caso di ritardo?

Sicuramente arrivare tardi sul posto di lavoro non è una bel biglietto da visita. Viene considerato come un comportamento poco rispettoso e inizia a fare maturare un sentimento di mancanza di fiducia da parte del datore di lavoro.

In alcuni casi, non riusciamo a rispettare gli orari per motivi che non dipendono direttamente da noi. Altre volte, però, non riusciamo ad organizzarci nel modo corretto e sottovalutiamo alcuni aspetti.

E’ opportuno considerare che in base alla gravità della situazione ci potrebbe essere anche il licenziamento, come conseguenza a un ritardo reiterato per tre volte in un anno.

La prima regola da seguire se non riusciamo a rispettare l’orario lavorativo prestabilito è quella di avvisare tempestivamente il proprio responsabile. Con i moderni strumenti di comunicazione è possibile inviare un messaggio o effettuare una chiamata in qualsiasi momento, quindi non ci sono scusanti valide per non avere rispettato tale obbligo. Ovviamente siamo esonerati nel caso in cui abbiamo avuto un incidente grave o ci siamo sentiti male a tal punto da non riuscire a utilizzare il cellulare.

Possiamo dire che, legalmente, ci sono alcune scuse più valide di altre per giustificare un ritardo. Esse si possono consultare nel proprio contratto collettivo, nel quale vengono quasi sempre indicate.

In ogni caso, tra le giustificazioni più utilizzate dai dipendenti ci sono:

  • malori improvvisi
  • problemi con la macchina o con i mezzi pubblici
  • il traffico e il maltempo
  • la sveglia che non suona

Vediamo in seguito di analizzarli tutti per capire se si tratta di scuse legittime o meno.

Scuse per ritardo al lavoro: un malore improvviso

Se la mattina, prima di uscire di casa per recarci in azienda, non ci sentiamo bene, ad esempio per un attacco di mal di pancia o diarrea, e siamo costretti ad arrivare in ritardo, dobbiamo innanzitutto comunicarlo tempestivamente.

Si tratta di un obbligo da rispettare per consentire al datore di lavoro di organizzare il lavoro anche se noi non siamo presenti, per evitare ripercussioni negative nell’attività aziendale. Quindi, che il ritardo sia di alcuni minuti o di un’ora è necessario avvisare il responsabile.

I malori, inoltre, sono difficili da dimostrare, in quanto non sono supportati da un certificato medico. E’ ovvio che, se ci sentiamo davvero male, sarà necessario chiedere dei giorni di malattia

Se i nostri ritardi per malori diventano sistematici, ci potrebbero essere delle conseguenze negative.

In particolare se arriviamo spesso con un’ora di ritardo, potrebbe accadere che:

  • l’ora non venga retribuita, essendo considerata assenza ingiustificata
  • debba essere recuperata, ritardando l’uscita
  • essa venga scomputata dai permessi retribuiti

Inoltre, ci potrebbero essere delle sanzioni disciplinari proporzionate alla gravità della situazione.

Scuse per ritardo al lavoro: problemi con la macchina o mezzi pubblici

A volte per giustificare dei ritardi vengono utilizzate scuse inerenti a eventuali problemi avuti con la macchina. In questo caso bisogna fare attenzione in quanto il capo potrebbe chiedere delle prove in merito, soprattutto se si tratta di comportamenti reiterati nel tempo.

Una ruota forata o problemi al motore, infatti, non si possono risolvere magicamente in pochi minuti, e in alcuni casi è necessario recarsi in una officina. 

La frase “la macchina non partiva”, può essere quindi pericolosa da utilizzare come scusa. 

Se, invece il ritardo è stato fatto a causa di un mezzo pubblico che non ha rispettato gli orari, è possibile fornire le prove in merito, stampando il tabulato con gli orari ufficiali e magari tramite la dichiarazione di un testimone.

Scuse per ritardo al lavoro: traffico e maltempo

Una tra le scuse più comuni è senza dubbio quella del traffico. Bisogna però considerare che si tratta di un elemento abbastanza tipico, quindi è considerato un evento prevedibile. Ciò significa che, se sappiamo che alcune vie sono molto trafficate, dobbiamo partire in anticipo. E’ un nostro compito quello di valutare la modalità migliore per arrivare in tempo al lavoro.

Il discorso cambia, se il traffico è dovuto a circostanze straordinarie, come una manifestazione o un incidente, che causano la chiusura di alcune vie d’accesso e paralizzano la circolazione stradale.

Inoltre, durante la stagione invernale può accadere di rimanere bloccati o rallentati da situazioni di maltempo. Ovviamente si deve trattare di un evento atmosferico di notevole intensità, come ad esempio una forte nevicata improvvisa.
Una pioggia più forte del normale non è una valida scusa, infatti, è compito del dipendente trovare un modo per arrivare in azienda in tempo, ad esempio anticipando la partenza.

Risulta ovvio che per quanto riguarda il maltempo non si devono fornire delle prove, in quanto basta verificare fuori dalla finestra, ma vale il principio di responsabilità del dipendente. Arrivare in orario è un dovere, e si devono adottare tutte le precauzioni per riuscire a rispettare tale obbligo.

Scuse per ritardo al lavoro: la sveglia

Se la sveglia non suona? Cosa dobbiamo fare? Una piccola disattenzione e potremo dimenticarci di impostare correttamente la sveglia, non riuscendo ad arrivare in tempo al lavoro, senza nemmeno avvisare del ritardo.

Non si tratta di una motivazione valida, in ogni caso, in quanto è tra i compiti del lavoratore pensare a possibili rischi e adottare soluzioni in grado di prevenirli.

Di fronte a un fatto di questo tipo, quindi, esiste la possibilità di ricevere delle sanzioni disciplinari. 

Quali sono le conseguenze?

Non arrivare in orario nel posto di lavoro può causare gravi ripercussioni per il lavoratore, in base all’entità del ritardo.

Il datore di lavoro, infatti, può scegliere di adottare le seguenti sanzioni disciplinari:

  • rimprovero verbale, o ammonizione scritta
  • trattenuta dalla busta paga per un massimo di 4 ore di lavoro, in qualità di multa
  • sospensione dal lavoro per un massimo di 10 giorni, senza essere pagati
  • licenziamento, in particolare dopo 3 ritardi in un anno

Bisogna comunque sottolineare che i ritardi non hanno tutti la stessa gravità, e vanno valutati in base ad alcuni parametri:

  • entità del ritardo: pochi minuti oppure un’ora
  • comportamento: chi ha informato per tempo il responsabile è considerato meno colpevole
  • reiterazione
  • importanza delle mansioni svolte

​La difesa del lavoratore

In ogni caso, il datore di lavoro deve inviare o consegnare al dipendente una lettera di contestazione, con l’indicazione della violazione effettuata.

Il lavoratore ha 5 giorni di tempo per potersi difendere, giustificando il ritardo (procedura di irrogazione). Ovviamente se la scusa è credibile, e magari supportata da prove oggettive, l’azienda non può procedere nei confronti del dipendente.

In questi casi, il dipendente può chiedere di essere supportato da un sindacato. Il lavoratore può inoltre opporsi alla sanzione:

  •  rivolgendosi al collegio di conciliazione e arbitrato  alla Direzione Provinciale del lavoro, entro 20 giorni dalla data di irrogazione​;
  • rivolgendosi al giudice del Lavoro entro un termine di 10 anni;
  • rivolgendosi a commissioni di conciliazione o utilizzando tutte quelle procedure previste dal Contratto collettivo.
LAVORO SANZIONI DISCIPLINARI LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA RITARDO AL LAVORO
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